in verità vi dico...

pensieri  di   R. C.

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serial killer : Pietro Maso

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PIETRO MASO (17.7.1971)

Il sogno di Maso era di fare una bella vita , viaggiare su auto costose circondarsi di belle donne, andare in discoteca e al casino’ di Venezia con gli amici .

Il suo motto era : lavorare poco e divertirsi molto.

 

Nell’ aprile 1991 Pietro Maso di anni 20 , aiutato da tre suoi amici , massacra i genitori Antonio Maso e Rosa Tessari nella sua casa di Montecchia di Crosara, usando padelle , bastoni e un tubo di ferro. La motivazione era di intascare subito la sua parte di eredità.

Maso aveva promesso una quota ai tre amici complici del delitto

Il suo amico più caro Giorgio Carbognin, 18 anni . Paolo Cavazza , 18 anni e l'unico minore del gruppo, Damiano Burato.

Pochi giorni prima del delitto, Rosa trova diverse banconote nella tasca di un paio di pantaloni di Pietro Maso. Subito gliene chiede conto; il figlio si era appena licenziato anche dall'autosalone e quindi difficilmente avrebbe potuto procurarsele onestamente. Sospettando un suo coinvolgimento in qualche losco affare, la madre insiste, così Pietro prova a tirar fuori come giustificazione che si trattava di una sorta delle ultime provvigioni che il suo ultimo datore di lavoro gli doveva ancora.

Le banconote ritrovate dalla madre di Maso provenivano da un prestito bancario (24 milioni di lire) chiesto da Giorgio Carbognin, per il quale aveva fatto da garante il suo datore di lavoro Aleardo Confente. I soldi, in origine, servono al giovane per acquistare una Lancia delta , usata ma come nuova; successivamente però, la famiglia di Giorgio si oppone all'acquisto. Il ragazzo ubbidisce e rinuncia all'automobile, ma non restituisce subito il denaro alla banca, e con Pietro, lo utilizza in ristoranti di lusso, bar e gioiellerie.

Al momento della restituzione, Carbognin ricorre a vari tentativi di procurarsi il denaro, ma tutti falliscono. Pietro, allora, decide di staccare un assegno del conto intestato alla madre, imitandone la firma e consegnando così 25 milioni all'amico. Il delitto deve quindi essere messo in atto prima che la signora Rosa si accorga dell'ammanco.

Il delitto avviene nella notte fra il 17 e il 18 aprile 1991. Quella sera Maso, Carbognin, Cavazza e Burato si ritrovano nel bar di Montecchia che usavano frequentare, e discutono gli ultimi dettagli .

Alle 23.10 il padre di Maso sale le scale per raggiungere, al primo piano, il contatore. Giunto in cucina, viene subito colpito dal figlio, armato di un tubo di ferro; Damiano lo colpisce a sua volta con una pentola. Poco dopo arriva Rosa e viene aggredita da Paolo e Giorgio, armati rispettivamente di un bloccasterzo e un'altra pentola. La madre di Pietro non muore sul colpo, così il figlio interviene e la colpisce anche lui, scambiandosi con Paolo che si accanisce contro il signor Maso premendogli il piede sulla gola. Cinquantatre minuti dopo i primi colpi, le due vittime cessano definitivamente di respirare.

A delitto compiuto, i ragazzi si disfano degli oggetti serviti allo scopo, e anche delle tute utilizzate per proteggersi dal sangue. Da notare che Burato, Carbognin e Cavazza avevano indossato delle maschere. Paolo e Damiano rientrano a casa. Pietro, invece, ha bisogno di crearsi un alibi, così con Giorgio si reca in discoteca. Alle 2 del mattino rientra a casa per fare la finta scoperta. Avverte i vicini Uno dei vicini entra in casa, sale le scale e scopre la scena.

Per la perizia psichiatrica viene chiamato lo psichiatra Vittorino Andreoli .images.jpg

Andreoli parla di disturbo narcisistico della personalità .

Al processo, presso la Corte di Assise di Verona, il pubblico ministero chiede quindi il massimo della pena per Maso e poco meno di trent'anni per gli altri due. La sentenza viene emessa il 29.2. 1992, con la condanna di Pietro Maso a 30 anni e 2 mesi di reclusione; Cavazza e Carbognin sono condannati a 26 anni ciascuno. Nelle motivazioni vi è il riconoscimento di un parziale vizio di mente.maso0.jpg

Per le feste di Pasqua , Maso, oggi 35enne, ha ottenuto  il permesso di uscita dal magistrato di sorveglianza di Milano.

Sta scontando una condanna a 30 anni di reclusione e, come ha raccontato lui stesso , potrà lasciare definitivamente il carcere nel 2015.

in verità vi dico

fossi un  magistrato, non avrei mai concesso un giorno , un' ora ,un solo minuto di libertà ad un essere cosi freddo nel cuore e pericoloso nei suoi pensieri

soggetti di questo tipo non si recuperano in alcun modo

 la conclusione dello psichiatra Andreoli non è esaustiva

qui non si tratta di  un disturbo narcisistico della personalità

è semplicemente una personalità criminale , spietatamente criminale -

che agisce con mente fredda , calcolatrice  ed è priva di scrupoli

una personalità del genere non sa neppure cosa sia il pentimento

in verità vi dico

oggi va di moda la perizia psichiatrica...perchè fa comodo cosi

ma la legge è ben altra cosa


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