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pensieri  di   R. C.

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TSO...trattamento sanitario obbligatorio

tutto quello che ogni cittadino deve sapere sul trattamento sanitario obbligatorio

 riporto qui di seguito il testo integrale del sito http://isole.ecn.org/antipsichiatria/autotutTSO.html

 

Antipsichiatria on-line.Auto/tutela. T.S.O.                     

Trattamento Sanitario Obbligatorio

Il T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio) � un provvedimento emanato dal Sindaco che dispone che una persona sia sottoposta a cure psichiatriche contro la sua volontà, normalmente attraverso il ricovero presso i reparti di psichiatria degli ospedali generali (SPDC - Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura).

In alcune zone del nostro paese � uso consolidato attuare il TSO, oltre che nei reparti psichiatrici, anche presso il domicilio della persona. Ma in linea generale e nella stragrande maggioranza dei casi, il provvedimento di TSO si risolve nell'accompagnamento coatto, tramite i vigili urbani, presso i reparti psichiatrici.

La legge regola due istituti di coercizione: l'A.S.O. (accertamento sanitario obbligatorio) e il T.S.O. (trattamento sanitario obbligatorio).

Il Sindaco puo' emanare l'ordinanza di TSO nei confronti di un libero cittadino solo in presenza di due certificazioni mediche che attestino che:

1. la persona si trova in una situazione di alterazione tale da necessitare urgenti interventi terapeutici;

2. gli interventi proposti vengono rifiutati;                                                     

3. non è possibile adottare tempestive misure extraospedaliere.

Le tre condizioni di cui sopra devono essere presenti contemporaneamente e devono essere certificate da un primo medico (che pu� essere il medico di famiglia, ma anche un qualsiasi esercente la professione medica) e convalidate da un secondo medico che deve appartenere alla struttura pubblica. La legge non prevede che i due medici debbano essere psichiatri.

Le certificazioni oltre a contenere l'attestazione delle condizioni che giustificano la proposta di TSO, devono essere motivate nella situazione concreta. In altre parole non dovrebbero essere ammesse certificazioni che si limitano alla mera enunciazione delle tre condizioni, nè tantomeno prestampati. Cosi come non dovrebbero essere prese in considerazione certificazioni che si limitano alla sola indicazione della diagnosi. In realtà  l'uso di prestampati è una prassi comune accettata dai sindaci e dai giudici tutelari che dovrebbero vigilare sul rispetto delle procedure e delle garanzie previste dalla legge. (Nella sezione sentenze  trovate alcune decisioni della magistratura che ratificano l'obbligo di motivare i TSO in maniera sostanziale e non meramente formale). 

Ricevute le certificazioni mediche, il sindaco ha 48 ore per disporre, tramite un'ordinanza, il trattamento sanitario obbligatorio facendo accompagnare la persona dai vigili urbani presso un reparto psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC). In genere il reparto è scelto secondo la disponibilità dei posti, ma in teoria la legge fornisce il diritto alla persona di scegliere il reparto dove essere ricoverati. Va sottolineato comunque che il TSO puo' essere realizzato solo in questi reparti. Qualsiasi altro ricovero in una qualsiasi altra struttura psichiatrica o sociale, indipendentemente dalle modalità con cui avviene, è da considerarsi sempre ricovero volontario.

 Nessuno puo' essere trattenuto contro la sua volontà presso nessuna di queste strutture e, in SPDC, cio'  è possibile solo in presenza di un provvedimento di TSO.

Un capitolo importante in questa fase, non ancora approfondito e affrontato dal movimento antipsichiatrico, � quello della notifica del TSO a chi vi � sottoposto. In altre parole, come fa un cittadino a difendersi legalmente rispetto ad un atto di cui non � a conoscenza? E ancora, come si fa a sapere quando si � obbligati alle cure e quando invece abbiamo ogni diritto legale di rifiutarle? In genere le persone si orientano a naso nelle situazioni. Se si � fuori, � la presenza dei vigili urbani che ci fa supporre di essere in TSO; se si è già ricoverati, volontari o meno, ci si fa capire subito che non abbiamo alcun diritto e dobbiamo sottostare alle cure senza avere possibilit� di andarcene o di rifiutarle.

La notifica del provvedimento va richiesta nel momento in cui qualcuno ci impone di seguirlo, di assumere una terapia, di entrare in un reparto. In assenza di tale provvedimento, infatti, ogni azione di coazione nei nostri confronti pu� essere denunciata come reato penale. Restano fuori le situazioni in cui pu� essere invocato l'art. 56 del codice penale sullo stato di necessit� ("non � punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o d altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo). Negli altri casi possono ravvisarsi gli estremi di violenza privata, sequestro di persona...

Pur se la legge non dispone esplicitamente l'obbligo di tale notifica,  lo stesso � connaturato alla natura stessa del provvedimento.

Il TSO infatti è un provvedimento di limitazione della liberta' personale (necessita infatti, come vedremo, della convalida dell'autorità giudiziaria) e ha la forma giuridica dell'ordinanza sindacale che, come sappiamo, acquista efficacia in ragione della notifica ai soggetti interessati (si pensi alle ordinanze di sgombero....).

Ciononostante non ci risulta che tale obbligo venga soddisfatto da nessuno dei Sindaci italiani che emanano provvedimenti di TSO. Da qui la campagna del Comitato d'Iniziativa Antipsichiatrica che rivendica, fra gli altri, il diritto alla notifica del TSO a chi vi � sottoposto.  

Una volta che il sindaco ha emanato il provvedimento di TSO, e esso ci è stato notificato, possiamo essere condotti presso uno dei reparti di psichiatria (SPDC - servizio psichiatrico diagnosi e cura) funzionanti presso gli ospedali generali. In nessun caso possiamo essere condotti contro la nostra volontà in altre strutture psichiatriche sia pubbliche che private (reparti universitari, comunità alloggio, Comunità etc.).

Il Sindaco ha l'obbligo di inviare il provvedimento di TSO al Giudice Tutelare (entro le 48 ore successive al ricovero) per la necessaria convalida. Il Giudice Tutelare, assunte le informazioni del caso, convalida il provvedimento entro le 48 ore successive. La mancata convalida da parte del Giudice Tutelare del provvedimento fa decadere automaticamente il TSO. L'esperienza maturata negli anni ci dice che il Giudice Tutelare raramente esercita la sua funzione di controllo sui TSO. In genere si limita ad un controllo "formale", verificando se la documentazione è completa e se sono stati rispettati i tempi di notifica del provvedimento etc. In realtà detto controllo potrebbe avere effetti più incisivi se i Giudici Tutelari esercitassero concretamente i loro poteri di convalida (vedi a proposito la sentenza del pretore di torino). Una volta ricoverati in TSO presso il servizio psichiatrico i nostri diritti (primo fra tutti quello alla libertà di movimento e di scelta) vengono limitati e siamo obbligati a subire gli interventi degli operatori del reparto.Anche in questa situazione di coazione manteniamo una serie di diritti inalienabili. 1) Possiamo fare ricorso al Sindaco contro il TSO. Questa possibilità, oltre che all'interessato, è allargata a "chiunque vi abbia interesse" (quindi anche amici, familiari, associazioni...). Il Sindaco deve rispondere entro 10 giorni. Fatto paradossale se si pensa che il TSO dura di norma 7 (sette) giorni, eventualmente prorogabili di 7 giorni in 7 giorni. Se presentiamo ricorso entro le 48 ore successive al ricovero, è conveniente mandarne copia al Giudice Tutelare per attivarne l'azione di controllo. In caso di risposta negativa, il ricoverato può presentare richiesta di revoca direttamente al Tribunale, chiedendo al contempo la sospensione immediata del TSO e delegando una persona di sua fiducia per rappresentarlo in giudizio davanti al Tribunale. 2) Seppure non possiamo rifiutare le cure, abbiamo senzaltro diritto di essere informati sulle terapie che ci sono somministrate e di poter scegliere su un ventaglio di proposte diverse. In ogni caso, è conveniente, ove le terapie somministrateci ci risultino particolarmente invasive, presentare al responsabile del reparto una dichiarazione di diffida ai sanitari rispetto alla somministrazione di terapie che si ritengano lesive, chiedendo che venga inserita nella nostra cartella clinica. 3) Anche se ci viene fatto credere il contrario, il TSO non giustifica la contenzione o la violenza fisica ai danni di chi vi è sottoposto. L'uso della forza deve essere sempre legato alle esigenze terapeutiche e non travalicare il rispetto della dignità e dell'integrità fisica della persona. Non è quindi legalmente ammissibile l'uso punitivo della contenzione, le violenze fisiche e verbali degli infermieri, l'essere legati per un periodo superiore a quello necessario alla somministrazione di una terapia... Queste situazioni vanno e possono essere denunciate alla magistratura. 4) Abbiamo diritto di comunicare con chi riteniamo opportuno. In questo senso non è ammissibile una selezione da parte del personale dei soggetti autorizzati a entrare in contatto con noi. Ciò è molto importante perché gli operatori tendono a limitare l'accesso a coloro che possono darci una mano a praticare i nostri diritti. In questo senso è importante per coloro che sono a rischio di TSO rivolgersi alla sede di telefono viola più vicina e sottoscrivere la Procura contro i trattamenti psichiatrici coatti e l'elettroshock. La procura è un atto con il quale affermiamo le nostre volontà rispetto alle cure psichiatriche e diamo mandato ai soci del Telefono Viola di farle valere. Il TSO, come abbiamo detto, ha la durata di 7 giorni. Alla scadenza il responsabile del reparto deve comunicare al Sindaco se ritiene necessario prorogare il trattamento obbligatorio. In caso contrario la persona viene dimessa, oppure il suo ricovero viene trasformato in 'volontario'. La proroga del TSO avviene attraverso tutti i passaggi di cui abbiamo già parlato (ordinanza del sindaco, convalida del giudice tutelare). Anche nel caso di proroga, va richiesta la notifica per evitare di rimanere rinchiusi in reparto pur risultando formalmente volontari.

Aldilà di quello che ci lasciano a volte credere, nessuno 'firma' per la nostra scarcerazione, né è necessario che qualcuno ci accompagni o si prenda la 'responsabilità' per noi.

 Chi viene ricoverato (o si ricovera) in psichiatria non è una persona incapace e interdetta, per cui mantiene tutti i diritti e doveri di qualsiasi altro utente della struttura sanitaria.

 Una volta venuto meno il TSO, per scadenza dei termini, revoca o altro, possiamo chiedere di essere dimessi in ogni momento e tale richiesta non può essere disattesa senza integrare gli estremi di reato del sequestro di persona.

Per le strategie, i moduli e le prassi di autodifesa vedi la sezione come difendersi.

http://isole.ecn.org/antipsichiatria/autotutTSO.html

 

ANNO 2008  RICOVERO IN TSO ---storia vera :la cavia umana

la storia inizia cosi:luglio 2008

telefono alla polizia dicendo che nei giorni successivi sarei andato dal mio avvocato per ammazzarlo...spiegando a loro  il motivo di tale decisione

Questo avvocato nel giro di due anni ,mi aveva portato via 6.800euro la prima volta , mentre la seconda volta 2.000euro per il medico legale 

pur sapendo che avevo diritto al gratuito patrocinio

la polizia mi chiede subito nome cognome e indirizzo

 rilascio ovviamente  i  dati

e in cinque minuti la polizia suona al mio campanello

Dopo tre ore di interrogatorio   

i due poliziotti decidono di chiamare l' ambulanza per farmi portare in ospedale.-

Arriva l' ambulanza con un medico generico a bordo

e di primo acchito mi rifiuto di collaborare

perchè trovavo assurdo la presenza di un medico generico

e ancora piu' assurdo di esser costretto ad andare in ospedale

io volevo soltanto riavere quello che l' avvocato mi aveva rubato in soli due anni 

ma i poliziotti  e i medici non comprendono

decidono che era necessario  andare in ospedale

la cosa piu' vergognosa : se non accettavo di andare in ospedale ,il medico generico  mi faceva legare  per farmi l' iniezione

la cosa ancor piu' vergognosa : appena arrivato al pronto soccorso
mi hanno riempito di farmaci con 22 gocce di tavor e altre 22 di en o altro farmaco

come vedete  la vergogna umana si esprime erroneamente attraverso medici e medicine

un' abuso che non consento piu' a nessuno

 questo ricovero in tso di sette giorni mi ha insegnato quanta ingiustizia e disumanità vi è nel mondo medico

sette giorni dopo fui dimesso

ho preso il nome del medico che mi ha imbottito

ho preso il nome del medico che mi ha imbottito

di farmaci per obbligarmi poi ad accettare contro la mia volontà il ricovero in psichiatria con trattamento sanitario obbligatorio
ho scritto i nomi del primario e vice e di tutti gli assistenti del reparto

ma la cosa piu' importante è che

ho visto  il comportamento che hanno questi medici

che non capiscono N U L L A  della mente umana, ridono  delle disgrazie umane

e si divertono a maltrattare i pazienti 

Categoria:Disturbi psichici

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A

B

D

D cont.

E

G

I

M

N

P

S

T

Z

il peggio è che questi medici psichiatri

è non , sono convinti che il paziente ricoverato

in tso ,necessità delle loro assurde cure .

La diagnosi  rientra comunque sempre nella categoria dei disturbi psichici.

Come è successo nel 2001

un soggetto che aveva subito un trauma cranico , è stato definito , da questi MEDICI DEMENTI, un caso con disturbo della personalità. quando il suo stato era dovuto solo al trauma

La verità , diciamocela tutta

i medici incassano tanti soldi per ogni paziente in trattamento sanitario obbligatorio.

inoltre

se non ci fossero i malati non ci sarebbero medici

se non ci fossero i matti non ci sarebbero psichiatri o psicologi  che inventano malattie

ma io non tollero l' abuso di potere

qualcuno prima o poi dovrà fermare tutto questo

se la legge non tutela  il cittadino

il cittadino si faccia giustizia da solo

certe cose vanno cambiate per migliorare la qualità della vita e la salute di ogni essere umano

 

« La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d'essere »
(Franco Basaglia)

 

legge 180, Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori, del 13 maggio 1978  nota come legge Basaglia 


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