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pensieri  di   R. C.

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la storia e il pensiero di MIKHAIL BAKUNIN

desidero RICORDARE con questo  post  il pensiero e la storia di un' uomo che nel 1970 ,  dopo aver letto il libro Stato e Anarchia, cambio' radicalmente il mio pensiero sulla libertà . 

Allora avevo  15 anni . Tuttavia ancora oggi ,come allora non sono concorde su un punto e riguarda l' esistenza di Dio. 

LA STORIA DI  MIKHAIL BAKUNIN 

riporto testo  integrale  del sito

http://ita.anarchopedia.org/Michail_Bakunin

La vita bakunin mikhail.jpg

Mikhail Bakunin nacque nel piccolo villaggio di Prjamuchino, vicino Tver. Figlio di nobili proprietari terrieri, Bakunin frequentò in gioventù la scuola di artiglieria di San Pietroburgo. Prima a Mosca e successivamente a Dresda, si appassionò di filosofia e in particolare agli scritti di Fichte, Schelling ed Hegel. Nel suo girovagare (Mosca, Berlino, Berna, Zurigo e Parigi) incontrò diverse volte Marx e Proudhon (1844-47). Nel frattempo il governo russo gli ritirò, lo status di nobile e lo condannò "in abstentia" ai lavori forzati in Siberia (1844). Nel 1847 fu espulso anche dalla Francia. L'evento che cambiò radicalmente la sua vita, fu però l'insurrezione di Dresda (aprile-maggio 1849), dopo la quale, dopo essere stato catturato dalle truppe tedesche, fu condannato, il 14 gennaio 1850, alla pena di morte, commutata in carcere a vita. Nel 1851 venne trasferito alla Fortezza di Pietro e Paolo, in Russia. In quella circostanza, su richiesta del conte Orlov, scrisse una confessione allo Zar Nicola I. Nel 1857, la pena fu commutata dall'ergastolo all'esilio a vita in Siberia (nel 1858 si sposò con la giovane polacca Antonia Kwiatkowski), da cui riuscì a scappare, attraverso il Giappone e gli Stati Uniti, nel 1861.

Nel 1864 cominciò il suo soggiorno in Italia: a metà del 1864 giunse a Firenze, dove venne accolto trionfalmente; nello stesso anno fondò il giornale "Libertà e Giustizia"; nell’'ottobre 1865 giunse a Napoli (sono di questo periodo gli articoli contro la visone statalista di Giuseppe Mazzini, grande avversario di Bakunin). Nel 1866 tentò di dare una prima impronta organizzativa al movimento anarchico italiano, fondando la Fratellanza Internazionale. Nel 1867 si stabilì a Ginevra, dove assistette al Congresso inaugurale della Lega per la Pace e la Libertà (in cui militavano i democratici di tutta Europa, tra cui Victor Hugo, Stuart Mill, Louis Blanc e Giuseppe Garibaldi, ma senza alcuna velleità rivoluzionarie), con la speranza di trascinarla su posizioni più radicali, e scrisse "Libertà, Federalismo e Anti-teologismo". Il 25 settembre del 1868, la fazione dei socialisti rivoluzionari si scisse dalla "Lega per la Pace e la Libertà", e originando l'Alleanza Internazionale dei Socialisti Democratici (sciolta poi nel 1869), aggregandosi all' Associazione Internazionale dei Lavoratori (Bakunin aderì alla sezione ginevrese). Nel 1869 entrò in contatto con il rivoluzionario russo Netchaiev e autore del "Catechismo rivoluzionario". Nel 1870, fu espulso dall'Associazione per essersi dichiarato solidale con la sezione del Giura che si era fatta simbolo dei contrasti tra autoritari e anti-autoritari. In quesi anni dovette difendersi dalle accuse infamanti che gli rivolgeva Karl Marx, secondo il quale Bakunin era spia del Partito Panslavista.

Durante la guerra franco-prussiana, nel 1871 tentò di fomentare una sommossa popolare a Lione, dove costituì un Comitato di salute della Francia che proclamò l'abolizione dello Stato e la federazione dei comuni rivoluzionari (il fallimento dell'impresa lo costrinse a fuggire). Nel 1871 scrisse "La Comune di Parigi e l'Idea di Stato" e "La teoria politica di Mazzini e l'Internazionale. Dopo essere stato espulso, il 7 settembre 1872 dall'Internazionale al Congresso dell'Aia", nello stesso anno, a Saint-Imier, organizzò, con le sezioni "ribelli" dell'Internazionale (tra cui quelle del del Giura che costituirono la Federazione anarchica del Giura), il primo congresso dell'Internazionale antiautoritaria. Nel 1873 scrisse la sua unica opera completa, "Stato e Anarchia". Nell’estate del 1873, grazie ai capitali forniti dall'amico Carlo Cafiero, Bakunin poté acquistare un ampio appezzamento a Minusio (nel Canton Ticino, in Svizzera), chiamato "La Baronata", dove fece costruire una nuova abitazione. Nel 1874 Bakunin fu tra gli organizzatori dell' insurrezione di Bologna, ma il fallimento dell'impresa lo costrinse a fuggire in Svizzera, a Locarno (andò via da La Baronata a causa di una serie di incomprensioni con Cafiero, che successivamente vennero riappianate). Morì il 1°luglio di quattro anni dopo, nel 1876.

 

IL PENSIEROimages.jpg

In apparenza asistematico, il pensiero di Bakunin ruota attorno all'idea, fondamentale per lui, di libertà. La libertà è il bene supremo che il rivoluzionario deve cercare a qualunque costo. Bakunin non ammette che la libertà individuale venga limitata da quella degli altri:

Io non sono veramente libero che quando tutti gli esseri umani che mi circondano, uomini e donne, non sono ugualmente liberi” .

La libertà può essere realizzata solo se ogni individuo insorge contro la società che “domina con gli uomini, con i costumi e le usanze, con la massiccia pressione dei sentimenti, dei pregiudizi e delle abitudini…la sua azione è molto più potente di quella dell’autorità dello Stato”. Ribellarsi contro questi “valori” imposti dalla società, significa ribellarsi contro se stesso, in quanto ogni individuo non è altro che il prodotto della società.

La libertà è però irrealizzabile senza l'uguaglianza di fatto (uguaglianza sociale, politica, ma soprattutto economica). I fenomeni che spingono gli uomini all'ineguaglianza e alla schiavitù sono due: Dio e la religione, lo Stato e il Capitale. Abbattuti questi, grazie a una rivoluzione strettamente popolare, si sarebbe giunti all'Anarchia.

Dio e la religione

La religione, ed in particolare il cristianesimo, hanno prodotto “l’annientamento dell’umanità a profitto della divinità”, quindi “se Dio esiste, l’uomo è uno schiavo. Ora l’uomo può, deve essere libero: dunque Dio non esiste” . (Bakunin in "Dio e lo Stato")

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Bakunin ritiene che ammettere l’esistenza di Dio significa abdicare alla ragione e alla giustizia. Dio priva la libertà all’uomo non solo nel pensiero, ma anche nella vita concreta e reale: obbedire a Dio significa obbedire ai suoi rappresentanti in terra (Stato, Chiesa, preti, vescovi, re, capi di stato ecc.). Infatti ogni tiranno, ogni peggior nemico della libertà, ha legittimato la propria autorità coll’approvazione divina. L’ateo è comunque solo parzialmente libero; lo è solo spiritualmente. Per completare il proprio percorso deve trovare nella società la completa libertà sociale e individuale.

IN VERITA' VI DICO

DIO NON PRIVA LA LIBERTà AGLI UOMINI , SONO GLI UOMINI del potere assoluto (stato,chiesa, ecc...)CHE ATTRAVERSO LEGGI E REGOLE LIMITANO LA LIBERTA' all' uomo

obbedire a Dio non significa obbedire allo Stato , alla Chiesa , o ai suoi rappresentanti in terrra

ma semplicemente obbedire alle leggi

contenute nel decalogo , l' unica vera legge essenziale per ogni essere umano

L' ateo disconosce l' esistenza divina

ciononostante rimane un' essere libero

dinnanzi  a Dio , ma schiavo davanti

a uomini  che attraverso la 

religione strumentalizzano l' uomo e il suo pensiero , oltre a condizionare la sua vita.

Ammettere l' esistenza divina vuol dire riconoscere  la totale libertà a tutto il  genere umano

Dio rese l' uomo libero, ma gli uomini di potere e che rappresentano l' autorità rendono altri uomini  schiavi.

Lo Stato e il Capitale

La dottrina dello Stato di Bakunin è ciò che differenzia, fin dalla loro formazione, le due correnti del socialismo ottocentesco e novecentesco. Lo Stato, per definizione di ambedue le fazioni, rappresenta quell'insieme di organi polizieschi, militari, finanziari ed ecclesiastici che permettono alla classe dominante (la borghesia) di rimanere in possesso dei suoi privilegi. La differenza si presenta però nell'utilizzo dello Stato durante il periodo rivoluzionario. Per i marxisti, infatti, si sarebbe dovuta presentare una situazione in cui lo Stato sarebbe stato arma in mano al proletariato per eliminare la controrivoluzione. Solo allora, con la dissoluzione dell'apparato statale si sarebbe passati all'assenza di classi. La posizione di Bakunin (e, con lui, di tutti gli anarchici) è che lo Stato, strumento prettamente in mano alla borghesia, non può essere usato che contro il proletariato: dato che l'intera classe sfruttata non può amministrare l'infrastruttura statale, ci vorrà una classe burocratica che lo amministri. Bakunin temeva l'inevitabile formazione di una "burocrazia rossa", padrona dello Stato e nuova dominatrice. L'ugualianza e quindi la libertà, secondo il pensatore Russo, non possono esistere nella società marxista. Lo Stato va quindi abbattuto in fase rivoluzionaria. Se lo Stato è l'aspetto politico dello sfruttamento della borghesia, il Capitale ne è quello economico. Qui le differenze del marxismo sono inesistenti (basti pensare che il primo libro de Il Capitale fu tradotto in Russo proprio da Bakunin). La differenza tra la concezione marxiana e quella bakuniana del Capitale, è che per Bakunin questo non è elemento fondante dello sfruttamento. Anche se non esplicitato, nella sua opera non viene fatto riferimento alcuno alla concezione materialistica della storia (che prevede l'aspetto economico della società come basilare per l'analisi della stessa).

http://ita.anarchopedia.org/Anarchia

Il termine "anarchia" deriva dal greco "αναρχßα" (an prefisso negativo "senza" e arché in "principiare", "governare"). Quindi letteralmente "mancanza di principio, di causa, di governo" ed il suffisso "ismo" designa la relativa dottrina.

Si possono considerare come sinonimi di governo l' "autorità", principio attraverso cui un qualsiasi governo si regge e quindi tutto ciò che ad essa ne consegue, primo tra tutti il rapporto tra "comandare e obbedire".

Gli anarchici non professano affatto l'assenza di ordine, di regole e/o di strutture organizzate, ma un ordine libero, fondato sulle diversità individuali, laddove ciascun individuo agisce in piena autonomia e autoresponsabilità, rifiutando ogni forma di autoritarismo.


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