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La giustizia come scelta prudenziale da il secondo libro della Repubblica di Platone A quanto dice il fratello, Adimanto aggiunge che nell'educazione tradizionale, quando si elogia la giustizia, lo si fa non in se stessa, ma per la buona reputazione che ne deriva e per i vantaggi ad essa connessi. Un discorso analogo viene fatto dalla religione, quando si promettono ricompense ai giusti e supplizi eterni agli ingiusti, nell' Ade. (363.a.s)
E discorsi del genere sono fatti anche dalla gente comune e dai poeti, che raccontano che la temperanza e la giustizia sono gravose, e buone solo per la doxa, l'opinione, e il nomos, la convenzione; che insegnano a rispettare i potenti ingiusti e a disprezzare i deboli e i poveri, anche se migliori di loro; che fanno credere che il favore degli dei, ammesso che esistano e si diano pensiero delle cose umane, si possa comprare con preghiere e sacrifici.(364b.ss)
conclude Adimanto, nessuno è giusto semplicemente perché vuole essere tale, ad eccezione di chi, per sua divina natura , prova ripugnanza a commettere ingiustizia, o se ne astiene perché è riuscito ad afferrare la scienza (epistemene) (366.c.d)
Ma questa situazione, prosegue Adimanto, è dovuta al tipo di argomentazioni che sono state usate per educare alla giustizia:
...nessuno mai biasimò l'ingiustizia né lodò la giustizia per ragioni diverse dalla reputazione (doxa), dagli onori(time) e dai doni che ne conseguono. Ma nessuno mai, né in poesia né in prosa, ha indagato abbastanza su che cosa fanno la giustizia e l'ingiustizia, ciascuna considerata per sé e per il suo potere (dynamis), dentro l'anima di chi la possiede, nascosta agli dei e agli uomini; né ha dimostrato col suo discorso che l'ingiustizia è il maggiore di tutti i mali dell'anima e la giustizia è il massimo bene. Se in questo senso aveste parlato voi tutti fin dall'inizio e ci aveste convinto fin da giovani, non ci saremmo sorvegliati a vicenda per impedire l'ingiustizia, ma ciascuno sarebbe stato il miglior guardiano di sé, perché avrebbe avuto paura di trovarsi, per la sua ingiustizia, a coabitare con il peggiore dei mali. [366e-367a] |
Una giustizia il cui valore è fondato sull'opinione che la società ha di noi, sulla reputazione e sulle ricompense ad essa connesse è una giustizia che ci rende eteronomi, cioè dipendenti da una legge che è stata posta da altri.
Per questo dobbiamo "sorvegliarci a vicenda" e gli interessati non sono i migliori guardiani di se stessi, come avverrebbe se ciascuno dipendesse da una legge che pone egli stesso, autonomamente.

in verità vi dico i giusti sono rari , la giustizia umana è ben altra cosa rispetto alla giustizia divina i giudici non rappresentano la legge divina ,pertanto gli esseri umani si devono difendere anche dalle loro sentenze ingiuste. Dio non ha concesso a nessun uomo di giudicare un' altro uomo Dio non ha posto nessun uomo al di sopra di sè Il giudizio finale reso insindacabile ai giudici non è altro che abuso di potere di uomini di legge uomini che spesso condannano i giusti e assolvono i colpevoli uomini che attraverso l' autorità privano l' uomo della sua libertà, della sua dignità e dei suoi diritti. in verità vi dico DIO è l' unico giudice supremo delle questioni e azioni umane.
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